Il programma

Al-Anon, un programma per me

“Quando ho cominciato a venire alle riunioni Al-Anon, sono rimasta molto sorpresa nel sentir parlare gli altri partecipanti d’un “programma di recupero”. Le due parole mi hanno stupita: c’era dunque un programma e si poteva guarire!

Per me, questo “programma” a fatto la differenza rispetto alle altre terapie: si trattava di cambiare in modo concreto il mio comportamento, per smettere di essere una vittima e trovare la libertà d’essere me stessa.

Ascoltando gli altri esprimersi alle riunioni, ho dapprima capito come funzionavo: poiché vivevo in una negazione della realtà, che mi confondeva totalmente.

Ho anche capito i meccanismi dell’alcolismo. Già sapevo che l’alcolismo era una malattia, ma lì, alle riunioni, l’ho capito interiormente.

In seguito, sempre ascoltando gli altri, mi sono resa conto di quello che potevo cambiare per migliorare i miei rapporti con gli altri e con me stessa. Non sono subito stata capace di metterlo in pratica perché mi sentivo terribilmente colpevole di non fare più quello che avevo sempre fatto fino ad allora.

Qui il sostegno degli altri partecipanti è stato fondamentale. Potevo telefonare loro quando stavo male, quando volevo cambiare il mio comportamento, quando mio marito faceva cavolate.

Questa catena di solidarietà e d’amicizia che mi legava concretamente agli altri partecipanti tra una riunione e l’altra, mi ha dato il coraggio di cambiare.

Durante queste riunioni, ho ricevuto una “scatola degli attrezzi” che mi ha permesso di cambiare la mia vita in maniera inaspettata. E, con l’aiuto degli altri partecipanti, ho imparato a servirmi delle cose che conteneva.”

Géraldine

Gli Slogan

“Uno degli strumenti che ho ricevuto durante le riunioni, consiste in frasi corte che i partecipanti chiamavano “slogan”.

Per me queste frasi assomigliavano a quelle che si trovano sui calendari, e dubitavo fortemente che potessero aiutarmi in qualche modo. Dopotutto avevo già letto centinaia di volte quel tipo di frasi e non mi aveva impedito di sprofondare!

Quando non stavo bene e chiamavo uno dei partecipanti, spesso, per dare una risposta al mio problema, quest’ultimo mi suggeriva una di queste frasine. E, per quanto possa sembrare incredibile, funzionava! Mi sentivo meglio. Con l’aiuto degli altri, ho cominciato a captare tutta l’energia spirituale contenuta in questi slogan e, oggi, sono capace di metterli in pratica nella mia vita e di trasmetterli ad altri partecipanti che ne hanno bisogno.”

Roberta

Un giorno alla volta

“È lo slogan che mi è sembrato più inutile quando l’ho letto per la prima volta. Ma è quello che mi ha aiutato di più nel cambiamento. Affrontare ciò che succede oggi, piuttosto che rimpiangere lo ieri o anticipare il domani. È stato incredibilmente difficile. Continuavo sempre a proiettarmi nel futuro, che doveva darmi tutto quello che non avevo. Altrimenti ero sommerso da ricordi dolorosi. Il momento presente mi sembrava un concetto impossibile da raggiungere e anche solo da concepire. Ma, giorno dopo giorno, con l’aiuto degli altri, riesco sempre di più a concentrarmi sull’”oggi”: il solo momento che m’appartiene veramente.”

Jean-Marc

Mai più solo

“Vuol dire che posso contare sui membri del mio gruppo quando le cose non funzionano per me. Vuol anche dire che posso condividere con loro tutti i sentimenti negativi che provo e di cui non ho mai osato parlare prima, per paura di essere giudicata. Solo una persona che ha vissuto con un alcolista può capire quello che provo.”

Latifa

È davvero importante?

“Come la maggior parte dei co-dipendenti che conosco, faccio fatica a gerarchizzare le mie difficoltà. Quando un problema è importante, tendo a fare lo struzzo e a mettere la testa nella sabbia, ma, d’un problema senza importanza, posso farne una grande montagna… “È davvero importante?” è uno slogan che mi aiuta a rimettere le cose a posto quando panico per i dettagli.”

Maria

“Durante una riunione, qualcuno ha detto:”Vuoi avere ragione o essere libero?”. Ciò significa che, in un litigio, piuttosto che voler assolutamente far ragionare l’altro, posso anche chiedermi “È davvero importante?”. Posso così scegliere di lasciar perdere la questione del litigio e passare una bella serata.”

James

Vivere e lasciar vivere

“Prima di venire ad Al-Anon, credevo che occuparsi dei problemi altrui fosse una prova d’amore. Quando mi è stato consigliato di smettere d’interferire nella vita di mio marito e di fare tutto per lui, mi é sembrato terrificante. Ho provato un sentimento d’abbandono e di solitudine insopportabile, come se fossi io ad essere abbandonata. Ho capito così che bisognava fare le cose in ordine: dovevo cominciare a vivere per me per permettere anche all’altro di vivere.”

Sonia

“Vivere, mi ha dato veramente del filo da torcere! Essendo cresciuto in una famiglia alcolista, non sapevo né divertirmi, né approfittare della vita. Allora vivere? Dopo una delle mie prime riunioni, una delle partecipanti mi aveva detto:”Riguardati!”. Così ho cominciato, a poco a poco, e in modo maldestro, a domandarmi come potevo “riguardarmi”, prendermi cura di me, di cosa avevo voglia, quello che mi avrebbe fatto piacere… e in questo modo ho cominciato la mia storia d’amore con me stesso.”

Johan

Le Tappe


“È lo strumento più utile proposto dal “programma”, in qualche modo la sua colonna vertebrale. Queste tappe mi guidano lungo il mio cambiamento del modo di pensare e di comportarmi.

Le prime tre tappe mi portano ad accettare che non posso fare niente contro l’alcolismo di mia moglie, e che, se voglio vivere una vita decente e serena, devo smettere di lottare. Ho dovuto imparare a distaccarmi, non da mia moglie, ma dalla sua malattia.

Le tre tappe seguenti m’insegnano a conoscermi. Prima di partecipare ai gruppi Al-Anon, sapevo chi erano i membri della mia famiglia, ma non sapevo per niente chi ero io. Queste tappe mi hanno permesso di riappropriarmi della mia vita. Conoscendomi meglio, sono meno in balia del giudizio degli altri e non mi lascio più manipolare come prima.

Le tappe da sei a nove mi suggeriscono di fare pace con il mio passato. È chiaro che ho sempre agito “per amore”, ma devo riconoscere che, nonostante il mio desiderio di far del bene, mi sono comportato in modo dannoso per gli altri. Ho impedito a mia moglie di assumersi la responsabilità della sua vita e, facendo questo, ho ritardato la crisi che l’ha spinta a curarsi.

Affrontando le azioni negative che ho fatto, mi sono liberato da questo terribile senso di colpa che mi rodeva.

Le ultime tappe sono delle tappe di “mantenimento”. Mi stimolano a mettere in pratica nel quotidiano, e in tutti i campi della mia vita, ciò che ho imparato nelle tappe precedenti. M’insegnano anche che, per tener vivo quello che ho imparato, devo condividerlo con gli altri.”

Pierre

L’anonimato

“Nei gruppi ci si chiama per nome e ci si confida dei dettagli della nostra vita privata. In questo modo, posso riconoscermi nelle testimonianze, anche se la vita dell’altra persona è completamente diversa dalla mia. Le differenze culturali e sociali passano in secondo piano a favore di ciò che abbiamo in comune: il fatto di vivere, o di aver vissuto, accanto a un alcolista.”

Wesley

“Sono cresciuto in una famiglia alcolista, dove dire qualcosa a un membro della famiglia, significava dirlo a tutti. Avevo raccontato la mia storia a una partecipante Al-Anon. Quando ho chiamato una delle sue amiche, anche lei membro Al-Anon, sono stata piacevolmente stupita per il fatto che non conoscesse la mia storia! Quando ho capito che le mie parole non erano ripetute, ho cominciato ad avere fiducia e a sentirmi in sicurezza.”

Lina

“Durante tutta la mia infanzia, non ho raccontato a nessuno dell’alcolismo dei miei genitori. Quando la mia terapista mi ha detto che soffrivo delle conseguenze del loro alcolismo, e mi ha raccomandato d’andare in un gruppo Al-Anon, tutto ciò non mi sembrava possibile. Mi ha parlato dell’importanza dell’anonimato e della confidenzialità, e finalmente, mi sono decisa.”

Zoe

“La città in cui abito è piccola, e tutti si conoscono. Ero terrorizzata all’idea d’incrociare della gente che conoscevo nei gruppi. Quello che per finire mi ha veramente convinto, è questa idea d’anonimato.”

Yvonne

Il Distacco

“Quando ho cominciato a frequentare le riunioni Al-Anon, mi è stato consigliato di prendere le distanze dalla malattia dell’alcolista. All’inizio questa idea mi è sembrata insopportabile e ho persino rifiutato di prenderla in considerazione. Era come se mi si chiedesse d’abbandonare mia moglie alcolista, ed era qualcosa che non volevo fare.

Mi ci è voluto del tempo per capire che “distaccarsi” voleva semplicemente dire prendere del distacco rispetto a una situazione guardarla in modo realista e oggettivo. Era solamente uno strumento per soffrire meno. Si trattava di “districare ” ciò che vivevo con mia moglie, di distinguere ciò che mi apparteneva e quello che invece no. “Distaccarsi” non implicava né giudizio, né condanna della persona o della situazione dalla quale mi distaccavo. E soprattutto, questo non includeva necessariamente una separazione fisica.

In effetti, ho cominciato a distaccarmi quando ho capito che non ero responsabile della malattia di mia moglie, né del suo recupero.

Oggi mia moglie è sobria e partecipa alle riunioni degli Alcolisti Anonimi. So che stiamo ancora insieme perché, grazie all’aiuto caloroso e incoraggiante degli altri, ho capito, quando mia moglie beveva ancora, che potevo amarla senza per forza amare i suoi comportamenti inaccettabili.”

Roger

Ciò che impariamo da Al-anon

“Imparando a concentrarmi su me stessa, il mio atteggiamento e il mio benessere sono migliorati. Smettendo di pretendere che la mia felicità dipendesse dagli altri, ho assunto la responsabilità della mia vita.”

Noëlle

“Ho imparato a non nascondere gli errori di mio marito alcolista, a non più chiamare al lavoro quando non riusciva ad andarci, a non spiegare più alla sua famiglia quello che lui neanche voleva vedere. Trattandolo finalmente come un adulto, smettendo di fare per lui ciò che poteva fare da solo, gli ho lasciato vivere le conseguenze delle sue azioni. Non che mi sia stato facile, ma gli ho dato un’opportunità di prendere coscienza della sua malattia.”

Maria-Luisa

“Quello che mi piace in questo programma è la sua finezza. Ho imparato a non provocare una crisi, ma anche ad impedire che si presenti! Prima di conoscere Al-Anon, reagivo a tutte le provocazioni dell’alcolista. Ho imparato a riconoscere quando l’alcolista trovava delle scuse per bere, e ho smesso di discutere con lui quando aveva bevuto. Era una grande perdita di tempo: si arrivava sempre ad un litigio, e per di più il giorno dopo aveva dimenticato tutto. Oggi perlomeno, se si presenta una crisi, e se fa parte dell’ordine normale delle cose, posso sopportarla senza sprofondare.”

Judith

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